Gagliano aterno

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Cibi tradizionali di rito

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AMARETTI, CONFORTINI , GALEOTTI E LETIZIE

Dolci tipici della tradizione Gaglianese preparati secondo l’antica ricetta delle Suore Clarisse che vivevano nel Monastero di Santa Chiara.

 

J’NTREME’

Piatto tipico Gaglianese, preparato con fegatini d’agnello in agro dolce, antica ricetta delle Suore Clarisse che vivevano nel Monastero di Santa Chiara.

 

LA PIZZA “SC’EMEGNE” DI SAN MARTINO

 

Il pane alimento primario diffuso già nella cultura Egizia, Greca e Romana, in ragione delle sue capacità nutrizionali e del fenomeno della lievitazione (prodotta dalla fermentazione degli enzimi), acquisisce valore simbolico di “trasformazione spirituale” o di “purezza e sacrificio” e viene utilizzato in vario modo in tutti i rituali. Nel piccolo centro subequano, la sera della vigilia di S. Martino (10 novembre), le donne del paese preparano la pizza “sc’emegne” (dal latino – Simus = appiattito, quindi pasta non ricresciuta priva di lievito), il cibo di rito in onore del santo, sinonimo di Abruzzo dell’abbondanza e delle propiziazioni. S. Martino di Tours, popolarissimo in Francia, viene spesso confuso nella devozione popolare abruzzese con S. Martino protettore di Atessa. Lo stesso fenomeno si ripete del resto con altri Santi come per S. Antonio Abate S. Antonio d Padova, seguendo in genere un processo che, dalla considerazione di episodi accomunati, porta ad associare le due figure. Ancora oggi in Abruzzo è diffusissima l’usanza, fra le altre, di spillare il vino nuovo l’11 novembre, mentre appare circoscritta ad alcuni centri la preparazione della comune pizza “sc’emegne”, largamente utilizzata anche come cibo di rito. In preparazione della cena, si appronta l’impasto aggiungendo alla farina di grano alcuni ingredienti di più recente introduzione come olio, latte, uova, bicarbonato, diversamente che dal passato quando si aggiungeva solo acqua ed un pizzico di sale. Amalgamato il tutto, si stende con il mattarello e con la punta del coltello si incide la parte superiore per la “segnatura” e con piccoli sull’orlo si inseriscono alcune monete. La schiacciata, quindi, viene sistemata nel camino sui mattoni caldi adeguatamente spolverati e messa sotto un coperchio di latta (coppo) ricoperto su carboni ardenti. Terminata la cottura si ottiene la focaccia, attesa particolarmente dai ragazzi che, prendendone una porzione, vi trovano con sorpresa e compiacimento le monete di diverso taglio. In passato la preparazione della pizza rituale di S. Martino (con l’introduzione di monete o di altri oggetti simbolici) era in uso in diversi paesi della nostra Regione, fra i quali, Pettorano, Roccaraso, Pescina e Tione Degli Abruzzi. La funzione propiziatrice di questo “oggetto di rito”, appartiene anche a culture diverse dalla, come quella zingara, in cui l’usanza è legata al capodanno e ci richiama comunque alla mente il pane azzimo degli Ebrei che ricorda la mancata lievitazione per la fretta nell’esodo dall’Egitto. Nelle trascorse società agro-pastorali, la pizza “sc’emegne” di S. Martino, stava a simboleggiare la “grascia”, ovvero l’abbondanza del raccolto e, resistendo alle trasformazioni della contemporaneità, essa riesce a conservare il significato di augurio e buon auspicio.

 

Fonte:Santilli Massimo; I sentieri della religiosità popolare nel Parco Regionale Sirente-

Velino;Centro Servizi Culturali Regione Abruzzo;1997

 

Trasparenza, Valutazione e Merito